Laser Office s.a.s di Magnaterra Alessandro & C.

Archive for the ‘PC e dintorni’ Category

Distribuzioni GNU/Linux adatte x vekki PC

Posted by Alessandro su 8 dicembre 2010


Se avete un vekkio PC ke nn ha + un sistema operativo si può mettere a buon uso nuovamente cn un sistema operativo ke nn rikiede un processore veloce o una unità disco grande. Fortunatamente ci sono molte distribuzioni GNU/Linux ke funzionano su vekki hardware ed il cui funzionamento è soddisfacente anke se il PC è veramente molto vekkio.  Qsto xkè ci sono alcune distribuzioni GNU/Linux ke nn rikiedono troppe risorse.

Prima di tutto bisogna stare lontano da distribuzioni ke usano Gnome o KDE. Qesti ambienti grafici tendono ad utilizzare troppe risorse x il vekkio hardware e il PC sarà troppo lento x le applicazioni di base. Bisogna qindi cercare distribuzioni GNU/Linux ke nn utilizzano qeste interfacce grafiche.

La stragrande maggioranza delle distribuzioni odierne realizzate x operare su vekki PC sn x lo + basate su Ubuntu e qst significa ke si ha accesso a tutti i pakketti Debian ke Canonical supporta e ke danno accesso a un’infinità di programmi.

Xubuntu è una distribuzione di qalità ke nn rikiede troppa potenza. Utilizza cm ambiente grafico il leggero ma completo XFCE ke x i computer vekki è un’ottima scelta. Qesto ambiente grafico funziona bene ma potrebbe nn essere la migliore scelta x PC molto vecchi dove XFCE è un po’ + impegnativo rispetto a qalke altra interfaccia di minore potenza. Qesta scelta xò faciliterà molti utenti ke sn abituati ad usare Windows xké l’interfaccia di base è molto somigliante.

Linux Mint 6 Fluxbox Community Edition è una scelta decisamente migliore x vekki PC. Ad oggi è arrivata alla versione 9 ma potrebbe essere troppo pesante. Anke Linux Mint si basa sui pakketti Debian essendo derivata cmq da Ubuntu. Qesta distribuzione utilizza Fluxbox cm ambiente grafico e funzionerà meglio cn computers su cui nn è possibile eseguire troppo bene Xubuntu. Qesta distribuzione ha tutte le cose di base presenti ma ha un desktop e una modalità di funzionamento particolari x cui ci vorrà un po’ di tempo x abituarsi. Ad esempio, invece di un pulsante di avvio, dovete fare clic destro sul desktop x aprire le applicazioni. CMQ nulla di particolarmente ostico da apprendere.

MoonOS LXDE è un’altra buona distribuzione da provare. Qesta utilizza LXDE cm ambiente grafico ke usa pokissima memoria RAM x eseguire i suoi compiti. In genere è possibile scaricare e usare LXDE anke cn altre distribuzioni ma MoonOS ha tutto già impostato dopo l’installazione in modo da avere tutto già pronto.

Qst sn le distribuzioni suggerite negli articoli ke si trovano in rete ma se ne conoscete altre, fatemi sapere 😉

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Micro-server, micro-client

Posted by Alessandro su 25 maggio 2010


Ad 1 anno di distanza dal mo precedente articolo “pc supereconomici in tutti i sensi“, onore e gloria a “IlPini” ke pubblica sul forum di sysadmin.it un articolo su cm realizzare un micro-server interconnesso a internet 24h su 24 a bassissimo consumo e buone prestazioni. Consigli e proposte a gogò, alcune ke nn avrei mai pensato. Ecco a voi:

Sono alla ricerca di computer economici, piccoli e poco assetati di elettricità.
Economici: al massimo 130 euro.
Piccoli: al massimo cinque pacchetti di sigarette affiancati.
Elettricità: al massimo 20 watt.

Computer del genere non sono certo adatti a ricoprire il ruolo del server enterprise, ma possono avere i loro utilizzi.
Nella fattispecie, *oggi* sono alla ricerca di un “piede nella porta” di una LAN remota: un microserverino da tenere sempre acceso, 24h su 24, che faccia da SSH server, WOL-proxy, SNMP-proxy e (volendo) monitorizzatore della LAN con tutti i client e dispositivi assortiti. Probabilmente con Linux. Deve essere piccolo, discreto, parco e non seccare il cliente con una esigenza che è fondamentalmente mia e non sua: accontentarlo a modo mio. 😉
So che anche altri frequentatori del forum talvolta cercano qualcosa di simile, quindi vorrei contribuire. C’è la possibilità che a vostra insaputa l’hardware che state cercando sia già in vostro possesso. 🙂
Nel seguito violerò diverse volte i miei stessi parametri di ricerca, poiché non si può ottenere sempre tutto. Inoltre, magari i requisiti di qualcun altro sono meno stringenti dei miei.

A proposito, un avvertimento generico: se acquistate dall’estero, ricordatevi che la dogana può interferire anche pesantemente sul prezzo finale, in maniera sostanzialmente imprevedibile dal comune mortale.

Ho individuato diversi tipi di dispositivi adatti al ruolo, li elenco più avanti. Vi dico da subito che IMHO i più interessanti tutto considerato sono il primo e l’ultimo.
Purtroppo, nulla di quanto segue è basato sulla mia esperienza diretta, ma solo da estese ricerche (uhm… diciamo qualche lustro a seguire passivamente da lontano il mercato e tre giornate di intensa ricerca attiva fra blog, manuali, forum e siti ufficiali). Mi duole ammettere che le mie conoscenze sono solo teoriche.
Si accettano quindi suggerimenti: mi piacerebbe sapere se mi sono perso qualche modello; e magari se ne avete utilizzato qualcuno, vorrei avere le vostre impressioni.
Per la cronaca, non lavoro per alcuna delle aziende citate. 🙂 Il mio interesse è solo quello di informare e informarmi.

Partiamo (apparentemente) col piede sbagliato: partiamo dai router.

In assoluto, il dispositivo che più di frequente “infesta” le mie ricerche è il modem/router/switch/access point Linksys WRT54GL, modificato con firmware custom DD-WRT, OpenWRT o simili.
Pur non avendolo mai utilizzato, sarei pronto a comprarlo a occhi chiusi, talmente ne ho sentito parlar bene *da anni*, anche da conoscenti diretti.
Questo specifico modello è stato costruito dalla Linksys praticamente su richiesta diretta della community di utilizzatori (furbi alla Linksys: hanno fiutato l’opportunità commerciale), con più memoria RAM e NV dei modelli WRT54G (senza la L), ci hanno montato sopra Linux (la suddetta L) e *casualmente* è hackabile con firmware modificati. Praticamente diventa un computer Linux non troppo potente ma con funzioni dedicate a routing e wireless (e VOIP, e NAS, e…) Non ha uscita monitor (cioè è headless), si utilizza via interfaccia web o facendo il login tramite SSH. Ah, ovviamente, vista la natura dell’hardware di base, ha incorporate due interfacce di rete (WAN e LAN) Ethernet a 10/100 Mbps, con la LAN che “esce” su uno switch a quattro porte. 🙂 Ah, sì, e un access point a 54 Mbps incorporato. 😀
È uscito anni fa, ma purtroppo non riesco a capire quale dei vari router recenti della Linksys può essere considerato suo degno successore. Nessuno, credo, visto che è tutt’ora in vendita.
Oggi, senza troppo cercare, lo trovo nuovo online a 49 euro IVA inclusa, spedizione esclusa. Se dovessi scegliere principalmente in base al prezzo, sceglierei questo senza battere ciglio.
http://en.wikipedia.org/wiki/WRT54GL#WRT54GL
http://www.linksysbycisco.com/IT/it…ts/WRT54GL
http://en.wikipedia.org/wiki/DD-WRT
http://en.wikipedia.org/wiki/OpenWrt
http://en.wikipedia.org/wiki/Tomato_Firmware
http://en.wikipedia.org/wiki/List_o…e_projects

Anche gli altri modelli WRT54G (senza la L) sono modificabili via firmware, quasi tutti, con diversi gradi di funzionalità acquisite.
L’unico sottomodello hardware che fino ad oggi non è assolutamente modificabile per limitazioni di chipset/memoria è la versione 7 (excursus murphico: che sottomodello avevo comprato io tempo fa prima di conoscere DD-WRT?..)
http://en.wikipedia.org/wiki/Linksys_WRT54G_series#Hardware_versions_affect_firmware_compatibility (stessa pagina di prima…)

Anche altri router di altre marche seguono lo stesso concetto. Eviterò di elencarli tutti, soprattutto perché non ho dati sull’affidabilità, sulle prestazioni e sulla facilità di flashing del firmware dei vari modelli.
Ecco però i link gli elenchi di compatibilità dei tre firmware su cui mi orienterei:
http://www.dd-wrt.com/wiki/index.php/Supported_Devices
http://oldwiki.openwrt.org/TableOfHardware.html
http://www.polarcloud.com/tomatofaq#what_will_this_run_on
Nota: in questi elenchi viene citato anche qualche NAS. 🙂

Ho un paio di “siti” in cui il gateway è un Linksys WAG200G. Mi era sfuggito il progetto OpenWAG200, l’ho scoperto *oggi*. Lo seguirò certamente, peccato sia una beta version. Meno male che ogni tanto rileggo le pagine per vedere se mi era sfuggito qualcosa…
Credo che il WAG200G oggi non sia più in vendita. I proprietari mi dicono entrambi che l’hanno acquistato circa un anno fa per una non meglio rammentata cifra sicuramente inferiore ai 100 euro.
http://www.linksysbycisco.com/IT/it/support/WAG200G
http://openwag200.org/

La lettone Mikrotik l’ho conosciuta quando ho scoperto l’applicazione The Dude. I suoi router fanno concorrenza ai Cisco (affermazione altrui di cui non mi azzardo nemmeno a verificare la veridicità 🙂 ), hanno una gamma di modelli che nella scala dei prezzi scende sufficientemente in basso per i nostri scopi e pare siano flashabili con OpenWRT e simili.
Questa categoria meriterebbe *molta* più attenzione di quella che le posso concedere, dal momento che la Mikrotik ha sviluppato un intero sistema operativo dedicato, il RouterOS. A occhio e croce, si potrebbe pensare che le schede siano già a posto con l’OS dedicato, ma 1) non ho mai capito se il RouterOS (che non è gratuito) è compreso nel prezzo dell’hardware e 2) non ho mai studiato nemmeno da lontano il RouterOS e quindi non ne conosco le capacità.
http://routerboard.com/
http://www.mikrotik.com/

Un’altra soluzione è abusare di un NAS.

Per esempio, il Linksys NSLU2, che sembrerebbe una delle opzioni più popolari da questo punto di vista.
Ethernet a 10/100, prese USB (formalmente per collegare HD esterni per poter fare il NAS), flashabile con firmware di terze parti, con risultati analoghi a quanto già esposto. Alcuni dei firmware per router già citati sono compatibili con questo NAS. È anche possibile installarci sopra diverse distribuzioni di Linux e BSD.
Wikipedia lo dà per terminato nel 2008, ma la Linksys Italia lo elenca ancora come modello attuale.
Online a 86 euro IVA inclusa, spedizione esclusa.
http://en.wikipedia.org/wiki/NSLU2
http://www.linksysbycisco.com/IT/it/products/NSLU2
http://en.wikipedia.org/wiki/Unslung
http://en.wikipedia.org/wiki/SlugOS
http://www.nslu2-linux.org/

Altri NAS:
http://www.nslu2-linux.org/ (colonna a sinistra)
http://buffalo.nas-central.org/wiki/Main_Page

Un computer completo potrebbe essere un’opzione, consumo elettrico a parte. Purtroppo quanto segue è fuori budget di parecchio, ma il mercato dell’usato (o il riciclaggio di hardware precedentemente acquistato) potrebbe ridimensionare notevolmente il costo.
Quindi, perché non utilizzare un notebook? A seconda del modello, potrebbe già essere equipaggiato con tutto quello che serve, seconda scheda di rete a parte. Quello che non ha può essere facilmente aggiunto con le notevoli capacità di espansione di un computer “normale”.
Un netbook da 7″ sarebbe una buona scelta per me, considerata la possibile sporadica necessità di un monitor LCD “locale”. Altri, lo so, definirebbero quanto sopra “overkill”. 😉

Parlando di overkill, esaminiamo ora il fit-PC della CompuLab, un aggeggino israeliano di cui mi sono quasi innamorato quando cercavo l’hardware adatto per il front-end di MythTV.
Se non ne avete mai sentito parlare, sarà meglio prima darvi i link, o potreste non credermi. 🙂
http://www.fit-pc.com/web/fit-pc2/fit-pc2-specifications/
http://www.compulab.co.il/fitpc2/html/fitpc2-datasheet.htm
http://www.fit-pc.com/web/fit-pc2/fit-pc2i-specifications/
http://www.compulab.co.il/fitpc2i/html/fitpc2i-datasheet.htm
http://www.microsystems.it/Distribuzioni/Automazione/Compulab (distributore italiano)
http://www.fit-pc.it/ (distributore italiano, sito dedicato)
Diciamo subito che anche questo è fuori budget. Si parla di oltre 200 euro.
In compenso è un computer completo, piccolissimo, senza ventole, con CPU Atom Z530, grafica di conseguenza (nome in codice Poulsbo, playback HD a 30 FPS), una o due NIC gigabit, wireless opzionale, ci gira Linux, ci gira Windows, consuma un nientesimo di corrente elettrica.
Non appena il Poulsbo gira come si deve su Linux, è mio!

Mi hanno detto in tanti: “Ma piglia dei Mac Mini, no?”
No.
Per principio.
Avevo quasi deciso di comprarmelo. Davvero. Per casa mia.
Due giorni dopo hanno annunciato l’abbandono del PowerPC.
Me so’ offeso, ecco. 😦
M’è rimasta qui.
N.B.: 😀

Altri dispositivi del genere, ma IMHO senza lo stesso “carisma” (tra l’altro sforano quasi tutti il budget):
https://www.excito.com/bubba/buy/shop.html (Bubba Two, svedese)
http://www.ewayco.com/51-embedded-systems-100-PC-mini-ITX-low-cost/100-tu-low-cost-pc-thin-client-embedded-system.html (TU, TS, TH Mini PC, taiwanese)
http://www.compactpc.com.tw/ (eBox, taiwanese, da non confondere con l’omonima piattaforma software spagnola)
http://www.linutop.com/index.en.html (Linutop 2 e 3, francesi)
http://www.via.com.tw/en/products/embedded/artigo/ (Artigo, taiwanese)

Passiamo adesso alla categoria dei serverini headless. Li chiamano “server” per modo di dire… a occhio e croce solo perché è difficile immaginare un client headless… 😀
C’è molta carne al fuoco qui, ai limiti dell’embedded, principalmente adatta al professionista incallito dell’hardware, all’avventuriero del fai da te, all’ingegnere sperimentatore, un incrocio fra Steve Wozniak e Indiana Jones… la persona, cioè, che non teme le complicazioni derivanti dal dover (che so) cercare in Germania il case adatto alla scheda madre che ha appena comprato in Canada. Sì, sto esagerando in un vano tentativo di umorismo, sì. 😀
Comunque, se vi lascia perplessi l’idea di installare Linux su un computer senza monitor, per voi quest’elenco termina alla categoria precedente. 😉
Tenete presente che parte dei dispositivi che seguono vengono considerati dai produttori come apripista per gli sperimentatori, gli sviluppatori di sistemi completi, gli integratori. L’idea è spesso quella di vendere *a voi* un sistema di sviluppo a costo relativamente maggiore, farvi sviluppare il *vostro* prodotto col *loro* hardware, farsi acquistare *da voi* un milione di pezzi, che poi *voi* rivenderete come prodotto completo *a me*. Io non conterei sul mio stipendio per sostenere il vostro modello di business. :->
In genere però nessuno vi impedisce di acquistare 3 sistemi di sviluppo, buttarci sopra la prima distro Linux che vi capita fra le mani e installarli in pianta stabile presso i vostri clienti. Tanto per dire, è proprio quello che voglio fare io.

Cominciamo con i microserver della Plat’Home. Con l’OpenBlockS 600 abbiamo in mano (letteralmente: guardate le foto) un server fatt’apposta per Linux (si sono fatti pure la foto con Linus Torvalds… 🙂 )
CPU PowerPC, fanless, flash ROM, RAM da 1 GB, Compact Flash interna, 2 NIC gigabit, 2 seriali, 2 USB, JTAG.
Mi rimane il dubbio se l’abbiano nominato OpenBlockS 600 perché il processore gira a 600 MHz o perché costa 600 dollari…
http://openblocks.plathome.com/products/600/
http://www.plathome.com/

L’alix2d2 della PC Engines è una delle schede embedded che ho rigirato nella mia mente per un po’ di tempo. Se avessi più tempo libero, mi ci sarei dedicato per hobby. Purtroppo il tempo è denaro, e questo mi avrebbe portato a sforare di molto il budget del progetto professionale.
http://www.pcengines.ch/alix2d2.htm
Il lettore astuto noterà una certa mancanza di case attorno alla scheda. È questo uno dei casi in cui bisogna ravanare nel sito alla ricerca di una soluzione adatta alle proprie esigenze, e se non c’è, inventarsela con le risorse messe a disposizione. In effetti anche la già citata CompuLab vende i singoli componenti, ma offre anche il prodotto finito e pronto all’uso. Qui la situazione è un pochino più di prima linea: basti notare il BIOS utilizzato dall’alix2d2. Se la cosa non vi è d’impaccio, fatevi sotto.
http://www.pcengines.ch/alix.htm
http://www.pcengines.ch/order1.php?c=2
http://www.pcengines.ch/embedpc.htm (pro e contro dell’embedded)
http://www.pcengines.ch/resource.htm
http://shop.varia-store.com/index.php?language=it (distributore italiano)
http://www.wispmax.com/ (altro distributore italiano)

La cinese FriendlyARM produce hardware interessante e pieno di appeal per l’integratore e l’hobbyista (o il pazzo). Proprio per questo l’ho dovuto a malincuore scartare. Potrebbe però interessare voi.
http://www.arm9.net/
http://www.andahammer.com/ (distributore in lingua non-cinese)
http://www.andahammer.com/mini3/ (il Mini35, per esempio)

La BeagleBoard, statunitense, credo, basata sui processori OMAP. Sigh, vedi sopra (hobbyista).
Quando cercavo un front-end per MythTV avevo valutato l’attuale incarnazione della BeagleBoard (con l’OMAP 3) come appena insufficiente per il video HD. Come computer in sé sembra abbastanza decente.
Per quanto riguarda la potenza futura, tenete presente che con i nuovi OMAP 4 (e 5, mi dicono, boh?) altri produttori stanno costruendo *telefoni cellulari* in grado di riprodurre video HD.
http://beagleboard.org/

Arduino. Italiano. Evviva! 😀
Mi piace da morire, ma purtroppo mi porta fuori strada. Non è quello che cerco professionalmente, e io (mal)tratterei da dilettante hobbyista quello che invece è uno strumento per professionisti. Non fa per me. Forse fa per voi.
http://it.wikipedia.org/wiki/Arduino_%28hardware%29
http://en.wikipedia.org/wiki/Arduino
http://www.arduino.cc/

In questa categoria possiamo far ricadere anche la già citata Mikrotik, con le schede nude RouterBoard. Se proprio ci si vuole fare del male assemblando da sé un prodotto che si potrebbe comprare già pronto.
Link (già visti):
http://routerboard.com/
http://www.mikrotik.com/

Concludiamo con quello che secondo me è il piatto forte, ossia la crescente ondata dei plug computer.
Non trovo più i riferimenti ai primi plug computer di cui avevo sentito parlare molti mesi fa, quindi questa trattazione si riduce ai soli prodotti Marvell-derivati.
La statunitense Marvell, che produce molti dei chip dentro diversi computer e hard drive, ha sviluppato la serie di system-on-a-chip denominata Kirkwood, dotato di un core ARM Feroceon a 1.2 GHz denominato Sheeva.
Di seguito ha progettato (o ha fatto progettare, non sono riuscito a chiarirlo) uno straccio di specifiche di riferimento per un plug computer, ossia uno scatolotto da cui sporge una spina elettrica. Si infila la spina elettrica nella presa a muro e il computer è pronto. Essendo basato su un SoC, consuma molto, molto poco: qualche watt.
Poi la Marvell ha fatto in modo che i suoi partner commerciali progettassero dei plug computer “di prova” e altri, come dire, “definitivi”.
Tenete presente che parte dei dispositivi che seguono vengono considerati dai produttori come apripista per gli sperimentatori, gli sviluppatori di sistemi completi, gli integratori. L’idea è spesso quella di vendere *a voi* un sistema di sviluppo a costo relativamente maggiore, farvi sviluppare il *vostro* prodotto col *loro* hardware, farsi acquistare *da voi* un milione di pezzi, che poi *voi* rivenderete come prodotto completo *a me*. Io non conterei sul mio stipendio per sostenere il vostro modello di business. :->
In genere però nessuno vi impedisce di acquistare 3 sistemi di sviluppo, buttarci sopra la prima distro Linux che vi capita fra le mani e installarli in pianta stabile presso i vostri clienti. Tanto per dire, è proprio quello che voglio fare io.
Mmmh… Non so… Ho come la vaga impressione di aver già scritto qualcosa di simile…
http://www.marvell.com/products/processors/embedded/kirkwood/
http://www.marvell.com/products/processors/embedded/kirkwood/plug.html
http://www.marvell.com/platforms/plug_computer/
http://www.marvell.com/platforms/plug_computer/plug_dev_kit.html
http://plugcomputer.org/
http://www.plugcomputer.org/index.php/us/buy

È nato così il Globalscale SheevaPlug.
Oramai è superato, ma proprio per questo il prezzo è calato, e può essere adatto a diverse applicazioni. 77 euro IVA non so, spedizione esclusa.
Esiste anche una versione con eSATA.
La Globalscale è uno dei suddetti produttori di massa di prodotti altrui, ma produce anche prodotti suoi di cui vi produrrò una descrizione più avanti. 🙂 Quindi ribadisco: lo SheevaPlug in sé è una piattaforma *di base*, sulla base della quale si basano poi altri prodotti. A causa delle economie di scala, un prodotto completo di terze parti può finire col costare meno dello SheevaPlug, quindi non sono affatto sicuro che quest’ultimo sia competitivo. State in guardia.
Ehi, a questo punto i monitor via USB non sembrano più tanto scemi, eh? 😉
http://en.wikipedia.org/wiki/SheevaPlug
http://www.globalscaletechnologies.com/p-26-sheevaplug-dev-kit-europe.aspx
http://www.globalscaletechnologies.com/t-sheevaplugdetails.aspx
http://www.newit.co.uk/shop/products.php?cat=5 (distributore/rimarchiatore)

La filippina Ionics Plug, altro produttore di massa, mette a disposizione ben quattro modelli diversi, nominati tutti secondo il tema del cloud computing: Nimbus, Cumulus, Stratus e Cirrus.
La casa madre Ionics EMS è… be’, è un EMS, nonché un OMD, ossia si occupa di Electronic Manufacturing Services (fabbrica e fa manutenzione a componenti elettronici per conto terzi) ed è un Original Design Manufacturer (progetta e fabbrica per conto terzi). Solito tema: è possibile ordinare un development kit, oppure rivolgersi a chi ha già customizzato; per esempio, se non ho capito male, alla HatchWorks per il PlugServer (che però non è ancora disponibile nonostante sia stato annunciato più di tre mesi fa). Il discorso delle economie di scala si applica probabilmente anche qui.
http://www.ionicsplug.com/nimbus.html

http://www.plug-server.com/

Link già visto: http://www.marvell.com/platforms/plug_computer/plug_partners.html
Qui c’è un elenco di partner della Marvell che non ho ancora esplorato completamente. Parte di essi producono tramite Globalscale e Ionics Plug. Prima di capire i collegamenti fra le varie aziende, avevo dato una rapida ma promettente occhiata al TonidoPlug (chiaramente prodotto dalla Globalscale) e al PogoPlug della CloudEngines (che temo sia improponibile a un target maschile, guardate il case e giudicate da soli…). In effetti le specifiche, le forme e i prezzi quasi uguali di tre o quattro di questi apparecchietti mi avevano fatto sospettare una origine comune. 🙂 Ci sono arrivato in seguito quando ho scoperto il punto di partenza.

E torniamo alla Globalscale per il gran finale. 🙂 Il GuruPlug Server Plus.
‘sto coso è di base lo SheevaPlug con la livrea IMHO migliore che abbia visto fin’ora, con due NIC gigabit, due USB 2.0, eSATA 3 Gbps, slot micro SD interno, slot micro SD esterno, mezzo giga di RAM, mezzo giga di flash RAM, WLAN, Bluetooth, JTAG, U-SNAP. Ah, supporta Linux. Ah, costa 101 euro IVA non so, spedizione esclusa.
Di sicuro uno di questi entra in casa mia appena possibile. Dai clienti non lo so, mi sa un po’ di overkill.
Ne esiste anche una versione inferiore, il GuruPlug Server Standard: una sola NIC, niente eSATA, niente SD. 78 euro IVA non so, spedizione esclusa.
http://www.globalscaletechnologies.com/p-32-guruplug-server-plus.aspx
http://www.globalscaletechnologies.com/p-31-guruplug-server-standard.aspx
http://www.globalscaletechnologies.com/t-guruplugdetails.aspx
http://www.newit.co.uk/shop/products.php?cat=11 (distributore)

Conclusioni.
La decisione dipende da molti fattori. Alla fine dei giochi, si arriva quasi sempre a un compromesso. Quindi io elencherò semplicemente i miei preferiti a pelle e a naso, dal momento che gli altri fattori non sono qui ponderabili.

Il primo pensiero va sicuramente al Linksys WRT54GL modificato via firmware. Noto, affidabile, praticamente il re dei router moddati. Economico, per di più.

Lo SheevaPlug originale (quello da 77 euro) sembra la scelta giusta per quelli ai quali va stretto un router. Più espandibile, un Linux completo, fisicamente più piccolo, possibilità di tastiera e mouse, volendo anche un monitor esterno.

Il GuruPlug Server Plus è praticamente una bbestia (con due b). Voglio dire, io ho cominciato con il Sinclair ZX81, ma vi rendete conto dell’evoluzione in questi ultimi pochi lustri? 😀 Un solo GuruPlug con due HD esterni può ricoprire ruoli che qualche anno fa hanno *richiesto* 4 tower separati, con 4 monitor a tubo catodico. Costicchia, ma non troppo, e compreso nel prezzo ci sono i cosiddetti bragging rights. 😉

Il fit-PC2 (non il 2i) se serve il video HD. Ho poco da argomentare, qui: come avevo detto, a pelle.

Ho finito.
Spero che possa essere d’aiuto a qualcuno. Che il dio dei sistemisti possa sorridere sulle vostre scelte. 🙂

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Nostalgia del millennio passato

Posted by Alessandro su 30 aprile 2010


Navigando in rete sn approdato a in un sito web ke mi ha colpito dritto al cuore. Mi sn ritornati alla mente lontani ricordi e sensazioni pioneristike difficili da scordare. Erano altri tempi anke se sn passati solo 30 anni … beh cmq qasi 1/3 di secolo mica briciole. Con incredibile piacere ho rivisto e rivisitato il progetto della celeberrima rivista Nuova Elettronica relativa al progetto del PC basato sul mitico microprocessore a 16 bit della Zilog, lo Z80:

http://www.z80ne.com/

Leggendo sul suddetto sito si scoprono anke tante curiosità ke all’epoca nn erano note, cm ad esempio il fatto ke diverse interfacce e gli stessi sistemi operativi e linguaggio Basic siano in realtà stati presi da progetti commerciali esistenti e semplicemente adattati al kit realizzato dagli ingegniere di Nuova Elettronica.

Dedico qesto sito a tutti i nostalgici cm me di un era pioneristica ke, solo oggi sappiamo, ha cambiato il mondo.

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Morto l’inventore del PC H. Edward Roberts

Posted by Alessandro su 4 aprile 2010


Aveva creato a metà degli anni ’70 l’Atair 8800, x molti il padre dei personal computer. Il patron di Microsoft Bill Gates è andato a rendergli omaggio qualke giorno fa in ospedale, poco prima della sua morte.

H. Edward Roberts e’ morto il 1 Aprile 2010 e nn è un pesce d’Aprile, in un ospedale della Georgia x una polmonite all’età di 68 anni. Era considerato da molti, innanzitutto da Bill Gates, il vero inventore del personal computer. Aveva creato a metà degli anni 70 l’Altair 8800, il primo modello di pc ke, in un’epoca in cui gli elaboratori elettronici erano ancora grandi come armadi, occupava solo parte di una scrivania.

Gates aveva sempre raccontato di essere stato ispirato da una immagine del computer Altair vista nel 1975 sulla copertina della rivista Popular Electronics e di aver creato il suo primo Microsoft Basic proprio x Roberts trasferendosi in New Mexico, dopo avere abbandonato Harvard, x lavorare x lui prima di fondare, insieme a Paul Allen, la compagnia ke lo avrebbe reso miliardario.

Ben diverso era stato il destino economico di Roberts ke nel 1977 aveva venduto la compagnia di computer impegnandosi inoltre a stare fuori x 5 anni dal settore. L’ingegnere aveva investito i soldi ricevuti in terreni agricoli in Georgia. Ma dopo alcuni anni, stufo dell’agricoltura, aveva inseguito un altro sogno di gioventù mettendosi a studiare x diventare medico.

Nato nel settembre 1941 a Miami, figlio di un’infermiera, aveva iniziato a studiare medicina ma era rimasto folgorato all’Università di Miami dall’idea di creare una macchina cuore-polmoni. Il progetto aveva spostato i suoi interessi dalla medicina all’elettronica. Si era messo a studiare ingegneria elettronica e aveva cominciato a lavorare con i giganteschi elaboratori IBM ke all’epoca occupavano una intera stanza. Il giovane ingegnere era convinto ke sarebbe stato possibile un giorno “dare un computer ad ogni persona”. E così si era messo a lavorare al leggendario Altair, considerato da molti il primo modello di personal computer.

fonte: La Repubblica.it e Wikipedia

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Paolo Gargini, Intel Fellow e vice-presidente per la ricerca avanzata

Posted by Alessandro su 16 ottobre 2009


Direttamente dal blog di Beppe Caravita, giornalista ke scrive x il quotidiano il sole24ore.it e penso anke altri, una storia interessante, di un fiorentino, fisico e ingegnere: Paolo Gargini. Vale la pena di riportarla integrale.

La sua storia ?

Nel 1965 un professore di ingegneria di Bologna, Ercole De Castro, fece un’associazione con l’Università di Stanford. E allora mandò due ricercatori a Stanford e l’università californiana mise a disposizione tutti i macchinari e le tecnologie di cui si serviva. Questo professore, così, riuscì ad ottenere dei finanziamenti e mise in piedi a Bologna un laboratorio analogo a quello di Stanford. Ai tempi Firenze si occupava di architettura e Bologna di ingegneria. E io, fiorentino, andai appunto a studiare a Bologna e entrai in questo laboratorio appena avviato. Un fatto difficilissimo fare un laboratorio del genere in Italia, un miracolo. Ma De Castro era convintissimo: già nel 1965 ci diceva che questi semiconduttori avrebbero cambiato il mondo. E fu profetico.
Io volevo fare telecomunicazioni, perché era quello che allora si faceva in Europa. Ma lui reclutò quattro di noi studenti, con media del 30, per il suo nuovo laboratorio. Guardate, ci disse, io sono convinto che siamo alle soglie di una rivoluzione che esploderà negli anni 80 e vorrei che vi specializzaste su questo. Io mi ero già occupato di progettazione di circuiti, e avevo qualche conoscenza di base in merito. Ne sapevo di fisica dello stato solido. Per cui lui convinse tre di noi a prendere anche la laurea in fisica. E ci convinse bene. Per cui nel 1970 presi la laurea in ingegneria elettronica e dopo, nel 72, quella in fisica. Sempre a Bologna, completando i miei studi sullo stato solido.
Vinsi poi una borsa di studio Fullbright. E andai ovviamente a Stanford. Camminavo nei laboratori e sapevo che cosa vi si faceva, erano i tempi dei primi circuiti integrati Mos. In quel momento l’Intel aveva fatto la prima memoria da un kilobyte.
E venni messo in un gruppo per sviluppare i primi c-mos, una tecnologia che poi arriverà realmente sul mercato solo nel 1984. E il capo di questo gruppo era della Fairchild. La C-mos era una tecnologia estremamente complicata, allora. Finii lo stage di tre anni e me ne tornai in Italia. Ma qui le cose, al mio rientro, mi apparvero estremamente lente.

Nel frattempo uno dei professori di Stanford, Craig Barrett, si era stufato di stare all’università e andò all’Intel. Nel 1972. Noi a Stanford si andava a nuotare assieme e si diventò conoscenti. Quando tornai in Italia, nel 1977, andai a una conferenza in Usa e tra gli altri andai fuori a cena con Barrett. E lui mi propose di andarlo a trovare il mattino dopo all’Intel. Quando arrivai la guardia mi disse che il mio gruppo di intervistatori era già pronto, e risposi che forse c’era un fraintendimento. Ma mi avvertirono che Barrett era occupato fino a mezzogiorno e nel frattempo aveva pensato bene di farmi intervistare. Lo presi come un gioco, non sapendo che il gruppo era composto dal capo della ricerca, di quello delle memorie e della produzione.
Passai il pomeriggio con Barrett. E me ne tornai in Italia. Dopo due mesi mi arrivò una lettera dall’Intel per posta. Era un’offerta di lavoro, molte volte di quello che guadagnavo al tempo, come ricercatore Cnr. E poi nel marzo del 78 tornai in Usa per una conferenza. E Barrett mi disse: questo non era abbastanza, ti farò una proposta che non potrai rifiutare. Sembrava di essere nel film Il Padrino. Mi fece la proposta e alla fine, nell’estate del 78, capitolai. Facciamo questo esperimento e, se non funziona, me ne posso sempre tornare in Italia. Presi un’aspettativa di tre anni dal Cnr e andai a lavorare a Santa Clara. All’inizio Barrett, che era un professore di fisica dello stato solido, voleva un aiuto sull’affidabilità dei componenti, che non era esattamente il mio campo. E lui mi disse: poi ti affido qualcosa di meglio per te. Però cominciai lo stesso. Poi due anni dopo tornò da me e mi disse: hai fatto quello che ti avevo chiesto. Ora ti affido un compito un po’ più vicino ai tuoi interessi. Spero che tu ne sappia un po’ di questi nuovi microprocessori. Io ti affiderei la guida del gruppo sviluppo di questo 286, però non ti posso dare molti soldi, con il tuo nuovo gruppo cerca di spendere poco, perché di questi ne venderemo poche decine di migliaia di pezzi.
Invece Ibm scelse proprio il 286 C-Mos per il suo secondo pc e poi partimmo in quarta sul 386. Mi trovai nell’occhio del ciclone. Il mio gruppo decollò.
Alla metà degli anni 80 si lavorava su memorie da 256mila componenti sia in N-Mos che in C-mos. Il problema era che con il Cmos si avevano il doppio dei componenti. Alta complessità. E allora facemmo ambedue le tecnologie, ma la dissipazione di potenza sull’N-Mos cominciava ad essere troppo elevata. Per fortuna in quegli anni il C-Mos fece progressi tali da poter essere prodotto su crescenti densità di componenti, paragonabili a quello che si faceva prima ma con livelli di dissipazione nettamente inferiori.

Questo permise la continuazione della legge di Moore, e il passaggio senza strappi dalla tecnologia N-Mos a quella C-Mos.

Il problema però si ripresentò alla fine degli anni Novanta. Si doveva fare di nuovo qualcosa di fondamentale per diminuire la potenza immessa nei microprocessori, e quindi la dissipazione, il calore e gli effetti elettromagnetici distorsivi che tendevano a crescere troppo in relazione all’aumento di velocità dei chip, ovvero ai gigahertz.
Stressando il silicio, e insieme mettendo un dielettrico, un isolante, tra il gate e il substrato, si è ottenuta una riduzione da 100 a mille volte della dissipazione di potenza. Per cui un chip come l’Atom con 50 milioni di transistori consuma meno di un watt, contro un precedente Pentium 4 che con 30 milioni di transistori arrivava a consumi di 100 watt.
E questa è stata la seconda transizione. Mentre negli anni 80 fu quella di mettere due componenti complementari, questa elimina tutte le perdite di energie.
Un esempio a contrario: il rame, su cui ha puntato Ibm,  è come progettare una città in cui tutte le strade passano da senso alternato a unico, in modo che tutti possano muoversi più velocemente. Ma i semafori restano gli stessi.
La chiave invece era cambiare il transistore stesso. Prima, nel transistor originale, tra il gate e la sorgente c’era ossido di silicio. Ma noi siamo riusciti a rimpiazzarlo con ossido di Afnio, isolante. Questo materiale, accuratamente scelto, offre una minor dissipazione di uno o due ordini di grandezza.
Fu per questo che, nel 1999-2001, nel laboratorio I-Mac lavorammo su due candidati: Zirconio e Afnio. Alla fine si scelse l’Afnio, lo si portò dentro Intel, lo si perfezionò e così via. E ora siamo sulla seconda generazione.

Cosa pensa della legge di Moore? Il silicio ha ancora un futuro, e per quanto tempo? Oggi voi lavorate in fabbrica sui 45 nanometri, in laboratorio state sviluppando i 16 nanometri e persino qualcuno dice che pensiate ai 4 nanometri? Come stanno le cose?

Il fatto è che se uno pretende di utilizzare voltaggi elevati su chip ormai così delicati, questi ovviamente si spaccano. Però ora lavoriamo su voltaggi di meno di un volt, per cui queste limitazioni sulla fine prossima del silicio sono state molte volte fatte in modo miope. Certo, se uno mantiene i voltaggi di un tempo è chiaro che si arrivi a dei limiti del silicio. Ma se invece si riescono a ridurre le potenze elettriche immesse in modo equilibrato si può andare oltre. E il fatto che si possa costruire un transistore di 4 nanometri significa una precisa calibrazione della potenza, un isolamento dall’ambiente circostante quasi perfetto, via ossido di Afnio, un’architettura e un processo produttivo appropriati …

Siamo al livello di meno di cento atomi, sotto la dimensione di un grosso enzima. Eppure pensate di riuscirci.

Fortunatamente abbiamo trovato la chiave tecnologica per farlo.

Eppure sul Pentium 4 andaste a sbattere contro la barriera dei 4 gigahertz sul singolo microprocessore

Nel 1989 quattro di noi costruirono una proiezione secondo cui ci si aspettava che nel 2001 avremmo avuto bisogno di almeno 4 core. In modo di avere, anziche una solo core a 4 gigahertz quattro capaci di lavorare assieme in parallelo a 1 gigahertz. E questo fu un evento un po’ simile a quello del 1985 in cui si fece in parallelo una memoria in N-Mos e C-Mos proseguendo poi sulla seconda. Fu una specie di scelta obbligata. Fu un ultimo caso, il Pentium 4 , in cui si fece il single core, con troppa dispersione,  e calore. L’unica cosa da fare era la transizione, e poi si passò ai prototipi persino a 80 core, e prodotti a due e quattro. Siamo vicini al miliardo di transistori sul singolo chip. E al 2015, a 32 nanometri, ci si arriva. Questo non è il problema.

La Sun in quei tempi presentò uno Sparc a otto core. Voi ci siete andati più cauti

Il problema è che non c’era e ancora c’è software abbastanza per gestire bene i multicore. Per questo spingemmo il single core il più possibile. Dal punto di vista tecnologico la transizione era infatti assolutamente triviale. Per l’ingegnere che produce architetture o processi che vi sia uno o otto core non gliene frega niente. Però dal punto di vista delle applicazioni cambia tutto. Perché uno sfortunatamente non può prendere degli eventi sequenziali e trasformarli per magia in eventi paralleli. E’ come se uno prendesse il passato, il presente e il futuro e li fa accadere allo stesso tempo. Per cui è molto difficile.

Facciamo un parallelo con il Cell di Ibm , processore parallelo potentissimo, ma altrettanto difficile da programmare

Molte volte vi sono delle intuizioni e delle idee su come le cose potranno funzionare in futuro. Molte volte le cose falliscono perché uno cerca di farle accadere troppo presto. Mentre la tecnologia era in grado di provvedere multicore già negli anni 90, non c’era il software per sfruttarli. E’ il motivo per cui ci siamo mossi lentamente, con cautela. Perché ci stiamo tirando tutte queste migliaia di sviluppatori, che devono abituarsi a scrivere diversamente, devono cambiare modo di pensare, da sequenziale a parallelo. E non è facile. Oggi produciamo più strumenti di sviluppo software, e abbiamo più programmatori di Microsoft.

Bè, l’area della concorrenza, del parallelismo a giudicare dai linguaggi general purpose esistenti appare un po’ come la più primitiva della Computer Science?

Abbastanza vero. Ma questa comunità di sviluppatori sta cominciando a padroneggiare oggi quantomeno il multithreading su più core. C’è stato un miglioramento netto ma si può e si deve fare ancora molto.

Attaccare sul vero parallelismo massiccio e general purpose?

Si. E’ ormai tempo. Ci abbiamo scommesso vari milioni di dollari in progetti di ricerca, con decine di università.

E invece che cos’è per Intel il system on chip? Voi lo prevedete per i dispositivi mobili avanzati, e oggi?

Bè, guardi. Le faccio un esempio. Quando uno fa un personal computer mette cento milioni di transistori sulla Cpu (unità centrale di elaborazione), poi duecento milioni sulla memoria e trenta milioni sull’interfaccia….

Il chip-set. Tanto per capirci.

Sì, tutta questa roba. E di più. Oggi mettiamo tutto questo su un solo chip, e nel momento in cui tu li metti su un solo chip i tipi di trade off, di scelte, che puoi fare diventano diversi. Perché prima si prendeva la Cpu da Intel e la memoria da, mettiamo, Samsung. E allora c’erano dei margini da disegnare. Nel momento che uno disegna tutto sullo stesso chip l’architettura cambia. Può fare partizioni diverse, divedere la memoria in punti multipli. Non è solo un esercizio di tecnologia aggregativa, ma un ripensamento anche radicale. Noi stimiamo che, per una data tecnologia, per esempio i 45 o 32 nanometri il microprocessore, in progettazione, preceda l’analogo system on chip di almeno un anno.  Perché sul primo si punta alla massima potenza, ma sul secondo si studiano i voltaggi più bassi possibile, l’architettura complessa e ottimizzata. Il system on chip non è un sistema automatico.
Quando uno fa il sistema completo normalmente deve incorporare i regolatori di voltaggio, che nel caso del microprocessore sono esterni. E sono migliaia, tutti da posizionare al posto giusto. E poi questi componenti non sono di nostra tradizione, come le radio, che spesso abbiamo comprato fuori. Il System on chip è quindi un esercizio complesso a più tecnologie integrate sulla stessa piastrina, alcune per nulla facili.

Intel è quindi in pieno dentro la frontiera della complessità

In questo momento abbiamo circa 500 progetti di ricerca in corso. Diciamo 400 negli Usa e gli altri in altre parti del mondo, dal Giappone all’Australia. In pratica valutiamo idee da tutte le parti del mondo, e se ci convincono vi collaboriamo. Io ho perso la nozione del tempo, vivo in aereo, e se c’è luce sto sveglio e se c’è buio dormo. Bisogna guardare tutto. E uno non può fare un’invenzione in tempi brevi. Bisogna che sviluppi le possibilità per molto tempo. E bisogna valutare tutte le idee possibili.

Volete tenere il numero di ricercatori interni il più limitato possibile?

Sì, e ci interessa un rapporto solido con le università, dove i giovani esprimono idee nuove, a volte sorprendenti.

E sul fotovoltaico, come mai non ci siete?

Abbiamo investito su alcune aziende, con il venture capital interno. Non abbiamo trovato nulla di interessante, per noi come Intel corporate. La tecnologia è ancora rudimentale. Però credo utile questa buona tecnologia solare. Noi però si investe altrove, dove si fa fa meglio il nostro mestiere.

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Un PC ke consuma al massimo 8 Watt

Posted by Alessandro su 30 settembre 2009


Il PC in questione è un simpatico scatolotto (120 x 116 x 40 mm) cm si può vedere da questa pagina del sito italiano dell’importatore e credo unico distributore x l’Italia. Il sito originale del produttore israeliano è invece questo.  Si tratta del fit-PC ed è un vero e proprio PC con tanto porte x i + svariati collegamenti in grado di visualizzare anke video in HD. E’ venduto spoglio di sistema operativo oppure con la duplice scelta tra Windows XP o GNU/Linux in salsa Linux Ubuntu 8.04. Un modello è anke dotato di interfaccia WiFi x un facile collegamento in una rete locale via radio. Infine esistono due versioni, quella di base con microprocessore Intel Atom Z530 a 1.6GHz e una seconda definita slim e venduta solo x quantità a quanto ho potuto vedere con microprocessore AMD Geode LX800 a 500 MHz, ordinabile anke senza disco fisso. Cm detto i consumi elettrici sn davvero bassi e gli 8 Watt del titolo sn il massimo ke viene assorbito quanto il tutto lavora a pieno regime mentre in condizioni normali si accontenta di 5 Watt e ancora molti di meno in stand-by. Da quello ke ho letto xò queste sembrano essere le caratteristike del modello base, ovvero senza Hard Disk e Wireless, probabilmente i consumi sn destinati ad aumentare anke sensibilmente se inserite entrambe le periferike suddette.
Il fit-PC ha anke altri vantaggi oltre i bassi consumi, infatti è stato pensato e progettato per durare nel tempo ed è fanless ovvero senza alcuna ventola di raffreddamento quindi silenziosissimo non avendo nessuna parte mobile se non l’hard disk dove previsto: un efficientissimo 2.5” da notebook montato su un sistema antiurto. Inoltre il fit-PC ha un un contenitore totalmente in alluminio e resistente sia agli schizzi d’acqua che alla polvere; è stato appositamente progettato per dissipare autonomamente il calore interno, senza la necessità di avere ventoline o aperture verso l’esterno. Costruito con materiale eco-compatibile e da schede senza piombo ne fanno anke uno tra i pochi computers ecologici e riciclabili.
L’unica nota dolente è il prezzo ke purtroppo nn è economicissimo, infatti x la versione Windows occorre spendere 392 + 20% iva x un totale escluso le spese di spedizione di 470 Euro e x la versione GNU/Linux 423 Euro a cui aggiungere tastiera, mouse, casse audio e monitor. Se consideriamo ke un PC classico può consumare circa 150 Watt in media e facciamo il calcolo del risparmio economico sul consumo elettrico, considerando 20 cents a KWh, si ottiene:
[ ( 150 Watt – 8 Watt ) x 1 ora ] x (20 cents KWh /1000 ) = 0,0284  Euro di riparmio ogni ora di uso.
Quindi ci si ripaga il costo del fit-PC con GNU/Linux dopo circa 15 mila ore di uso ovvero circa 620 giorni se acceso 24 ore su 24 cioè in meno di 2 anni. Quindi conveniente x ki scarica con P2P o simili spesso e volentieri. In tutti gli altri casi cm ad esempio in uffici dove al massimo sn 8 ore al giorno e solo feriali occorrono 6/7 anni e quindi nn è + convieniente, nel frattempo diventa obsoleto 🙂

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