Laser Office s.a.s di Magnaterra Alessandro & C.

Archive for dicembre 2009

Game Manager x GNU/Linux

Posted by Alessandro su 30 dicembre 2009


DJL è un software open-source x la gestione dei giochi (licenza GPL), scritto in Python 2.5 per GNU / Linux Operating Systems. Si ispira al Valve’s Steam software x Windows.

Djl rende possibile (tramite un repository) di scaricare, installare e rimuovere un discreto numero di giochi.
Si possono anche eseguire collegamenti  “.desktop” ke si trovano in un’altra cartella (in questo modo, è possibile lanciare i giochi ke sono stati installati prima di Djl).

Diversi giochi (vedi la pagina della lista di videogiochi) sono già disponibili nel repository. Chiunque può presentare nuovi giochi agli sviluppatori di Djl tramite una pagina web. La lista dei giochi viene regolarmente aggiornato da internet, quindi non è statica.

Djl è in grado di scaricare ed estrarre/installare tar, tar.gz (o tgz), tar.bz2, pacchetti zip o ed anke installatori grafici .package o . run (pacchetti di Loki), ma questi vengono solamente estratti, in modo che l’utente nn possa vedere l’interfaccia utente: il suo obiettivo è quello di rendere l’installazione semplice  e  senza alcuna interazione da parte dell’utente.

I giochi sono quindi completamente rimovibile con un singolo click.

A proposito dei giochi, ognuno viene con la sua descrizione (ke è x lo più ingloriosamente presa da  www.jeuxlinux.fr), un’icona, un’immagine e alcune informazioni aggiuntive al fine di aiutarvi a scegliere quale installare.

Una volta ke sono installati, si possono lanciare dalla finestra principale, ke nn contiene solo i giochi ke vengono installati dal repository ma anke quelli installati cm scorciatoie usando i file .desktop.

Qui la HomePage del progetto Gjl.

Un altra applicazione dello stesso tipo x GNU/Linux è Lutris (licenza GPL V3) ke permette ank’essa di installare ed eseguire facilmente video giochi ma è ancora agli inizi del suo sviluppo.

Il suo scopo è quello di sostenere quanti più sistemi possibili, in modo da poter essere in grado di giocare da PacMan a Left4Dead.

Lutris si occupa delle impostazioni grafike ed anke delle impostazioni audio in modo da nn dover far nulla ma semplicemente scegliere il gioco e giocare.

Qui la HomePage del progetto Lutris.

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FreeBSD [fast|force|one]

Posted by xer su 28 dicembre 2009


In FreeBSD, in ogni script di startup, si possono notare dei parametri di start che spesso non sono molto utilizzati, ad esempio:

[labs]:/root# /usr/local/etc/rc.d/apache22
Usage: /usr/local/etc/rc.d/apache22 [fast|force|one](start|stop|restart|rcvar|reload|graceful|gracefulstop|configtest|status|poll)

Notate che ho avviato lo script di apache22 senza alcun comando aggiuntivo, ovviamente il sistema mi ha avvisato che a tale comando devo associare la modalità, es. start, stop, status etc. etc.
Però, a che servono i comandi [fast|force|one] ?

Proviamo a disabilitare apache22 da /etc/rc.conf :

[labs]:/root# nano /etc/rc.conf

# — sysinstall generated deltas — # Tue Apr 28 11:40:10 2009
# Created: Tue Apr 28 11:40:10 2009
# Enable network daemons for user convenience.
# Please make all changes to this file, not to /etc/defaults/rc.conf.
# This file now contains just the overrides from /etc/defaults/rc.conf.
apache22_enable=”YES”

commentiamo la riga relativa ad apache22 e salviamo rc.conf

#apache22_enable=”YES”

Proviamo adesso ad eseguire un comando qualsiasi nello start di apache22, proviamo con “status” :

[labs]:/root# /usr/local/etc/rc.d/apache22 status
Cannot ‘status’ apache22. Set apache22_enable to YES in /etc/rc.conf or use ‘onestatus‘ instead of ‘status’.

Ecco, FreeBSD ci avvisa che il demone di apache22 non è abilitato in /etc/rc.conf e non può eseguirlo, (ricordo che i demoni se abilitati in rc.conf, verranno eseguiti ad ogni boot della macchina), se però avessimo la necessità di avviare comunque apache22, il sistema ci indica che possiamo farlo associando al comando “status” il comando “one” in questo modo “onestatus

Proviamo:

[labs]:/root# /usr/local/etc/rc.d/apache22 onestatus
apache22 is not running.

Bene, proviamo allora a farlo partire:

[labs]:/root# /usr/local/etc/rc.d/apache22 onestart
Performing sanity check on apache22 configuration:
Syntax OK
Starting apache22.

Benissimo, il demone di apache22 si è avviato, ecco spiegato a cosa servono i comandi aggiuntivi [fast|force|one] veramente utili, (per fast e force non credo siano necessarie spiegazioni), attenzione però, avviare i demoni in questa modalità, senza averli abilitati in /etc/rc.conf significa che al riavvio della macchina tali servizi non verranno eseguiti.

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BUON NATALE a tutti i Pinguini :)

Posted by Alessandro su 24 dicembre 2009


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Disattivare periferiche tun/tap – ifconfig destroy

Posted by xer su 19 dicembre 2009


Utilizzando una distribuzione Linux Ubuntu con server PopTop mi è capitato di notare che ad ogni utilizzo del device di rete creato dal demone VPN (pptpd), che sia esso tunx oppure tapx, alla fine dell’utilizzo, rimane attivo.

ifconfig con una connessione attiva:

# ifconfig
tun0: flags=8051 mtu 1398
inet 192.168.1.1 –> 192.168.1.222 netmask 0xffffffff
Opened by PID 76987

ifconfig senza alcuna connessione attiva (no clients)

# ifconfig
tun0: flags=8010 mtu 1500

Dato che il server poptop è usato sporadicamente, per capire come disattivare tale device senza dover ricorrere ad un metodo drastico, ho scoperto che esiste un modo molto semplice, dal “man ifconfig”:

Create the software network interface gif1:
# ifconfig gif1 create

Destroy the software network interface gif1:
# ifconfig gif1 destroy

Di conseguenza per rimuovere l’interfaccia:

# ifconfig tun0 destroy

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Ubuntu Linux – configurare sshd_config

Posted by xer su 19 dicembre 2009


A volte capita di dovere installare una distribuzione linux al volo con le impostazioni di base di openssh.
Oppure ci è stato consentito accedere da remoto ad una macchina appena installata con i parametri di base.

E’ importante che alcune piccole impostazioni di sicurezza debbano essere fatte al file:

/etc/ssh/sshd_config

Ipotizzando di lavorare ad un sistema remoto al quale non si ha accesso fisicamente, ottenuto l’accesso con diritti di amministratore root, consiglio vivamente di tenere una sessione aperta dalla quale non ci si deve MAI sloggarsi, prima di essere sicuri di avere completato le modifiche e che siano andate a buon fine.
Fatta questa importante premessa, mi limito a segnalare solo alcune piccole modifiche da applicare, per avere un minimo di sicurezza.

Prima di tutto, creiamo un utente con un nome diverso da “root”, come ad esempio “karaba”:

~# adduser karaba
Adding user `karaba’ …
Adding new group `karaba’ (1002) …
Adding new user `karaba’ (1002) with group `karaba’ …
Creating home directory `/home/karaba’ …
Copying files from `/etc/skel’ …
Enter new UNIX password:
Retype new UNIX password:

Immettiamo una BUONA password due volte e verifichiamo se è stata creata la dir dell’utente e se è correttamente presente in /etc/passwd:

# ls -la /home
total 16
drwxr-xr-x 4 root root 4096 2009-12-11 18:30 .
drwxr-xr-x 23 root root 4096 2009-12-01 16:50 ..
drwxr-xr-x 3 karaba karaba 4096 2009-12-10 22:35 karaba

# cat /etc/passwd
karaba:x:1001:1001:karaba,,,:/home/karaba:/bin/bash

Accertati che l’utente è stato creato correttamente, lo inseriamo nella lista /etc/sudoers per abilitarlo al comando “sudo”:

# echo “karaba ALL=(ALL) ALL” >> /etc/sudoers

verifichiamo

# cat /etc/sudoers
# User privilege specification
root ALL=(ALL) ALL
karaba ALL=(ALL) ALL

Adesso, modifichiamo alcuni parametri del nostro /etc/ssh/sshd_config.
Apriamo il file in oggetto con il nostro editor preferito:

# nano /etc/ssh/sshd_config

Impostiamo su quale indirizzo ip vogliamo che il demone ssh sia abilitato al bind (in ascolto), decommentiamo il parametro “ListenAddress” ed inseriamo il nostro IP:

ListenAddress 212.95.121.34

Questo perchè si possono avere alcuni alias IP nella stessa scheda di rete e/o diverse schede di rete, avere un demone ssh in ascolto su tutte le interfacce come da default (es. ListenAddress 0.0.0.0) non è molto sicuro.

Possiamo anche variare la porta di ascolto, dalla canonica e standard 22 a qualsiasi altra che non sia in uso da altri servizi:

Port 45

Un ultimo parametro da variare, molto importante è il seguente:

cambiare da:
PermitRootLogin yes
a:
PermitRootLogin no

In questo modo, neanche voi che conoscete la password di root, potete accedere al sistema.

A questo punto salvate il file ed eseguite il restart del demone:

/etc/init.d/ssh restart

Adesso, aprite un altra sessione ssh e proviamo ad accedere, non chiudete assolutamente quella con cui avete operato finora, eseguite il login con il nuovo utente “karaba”:

login as: karaba
karaba@mybox.mpxer.com’s password:

Dopo esservi loggati, per diventare root, eseguite il comando “sudo su” e reimmettete la password dell’utente “karaba”:

karaba@mybox.mpxer.com:~$ sudo su
[sudo] password for karaba:

Verifichiamo se siamo l’utente “root”:

# whoami
root

Bene, l’operazione è andata a buon fine, se tutto è andato come previsto, adesso potete sloggarvi dalla sessione principale, se invece per un qualsiasi motivo non siete riusciti a ricollegarvi, riutilizzando la prima sessione lasciata aperta, verificate tutti i parametri che avete cambiato se per caso sussiste qualche errore di digitazione, come ad esempio nel numero IP e nel numero della porta e ripetete la procedura.

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Ubuntu Linux – cambiare lingua in accesso SSH

Posted by xer su 19 dicembre 2009


Mi è capitato di dovere cambiare la lingua di default di alcune macchine con sistema operativo Linux Ubuntu, se si ha una gui desktop, l’operazione è molto semplice e non c’è bisogno di spiegarlo, se si ha invece accesso solo tramite console ssh, (pertanto si presume che sia un server), l’operazione è comunque semplice, ma leggermente diversa.
Personalmente preferisco lasciare come da default la lingua inglese.

Come prima operazione è sempre bene verificare su che release e sistema operativo stiamo operando:

# lsb_release -a
No LSB modules are available.
Distributor ID: Ubuntu
Description: Ubuntu 9.04
Release: 9.04
Codename: jaunty

Poi verifichiamo se la nostra release supporta i diversi tipi di lingue (produrrà una lunga lista):

# less /usr/share/i18n/SUPPORTED

Identificata quale lingua vorremmo utilizzare, per questo esempio prendiamo per puro caso:

LANG=”it_IT.UTF-8″

Diamo un occhiata se è presente il file “locale”:

# ls -la /etc/default/locale

Se il file è presente, controllate che al suo interno sia presente la riga:

# cat /etc/default/locale
LANG=”it_IT.UTF-8″

Se non esiste, lo creiamo ed inseriamo al riga come indicato sopra:

# touch /etc/default/locale
# echo LANG=”it_IT.UTF-8″ >> /etc/default/locale

Compiliamo la lingua desiderata e ricostruiamo il db locale:

# locale-gen “it_IT.UTF-8”
# dpkg-reconfigure locales

All’accesso successivo, il vostro sistema operativo sarà nella lingua da voi scelta.

“man locale” per maggiori approfondimenti.

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Ubuntu, check version

Posted by xer su 19 dicembre 2009


Utilizzando diversi sistemi operativi unix, linux e bsd based, mi è capitato spesso di dover verificare che tipo di release configurata stia girando sul sistema, non sempre il comando “uname” aiuta molto:

root@mybox# uname -a
Linux my-kernel 2.6.18 #1 SMP Tue Nov 3 16:48:13 EST 2009 x86_64 GNU/Linux

Negli ultimi tempi, il maggior sistema operativo Linux utilizzato è Ubuntu, per semplicità d’uso alta configurabilità, velocità, etc. etc.
Però capire quale release è installata, soprattutto se è una macchina non tua 🙂 il comando “uname -a” produce solo un output relativo al kernel configurato ed installato.

Il metodo migliore è di verificare se è presente il file “lsb-release” in /etc:

root@mybox# ls -la /etc/lsb-release
-rw-r–r– 1 root root 97 Apr 13 2009 /etc/lsb-release

Se il file è presente allora basta eseguire:

root@mybox# lsb_release -a
No LSB modules are available.
Distributor ID: Ubuntu
Description: Ubuntu 9.04
Release: 9.04
Codename: jaunty

Bene, in questo modo prendiamo conoscenza che è una release Ubuntu 9.04 jaunty.
Se nella malaugurata ipotesi il file “lsb-release” non fosse presente, un altro valido metodo può esserre di verificare il file “/etc/apt/sources.list“, al suo interno è sicuramente segnalato quale release si sta utilizzando:

root@mybox# cat /etc/apt/sources.list
deb http://archive.ubuntu.com/ubuntu jaunty main
deb http://security.ubuntu.com/ubuntu jaunty-security main
deb http://archive.ubuntu.com/ubuntu jaunty universe

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Package Debian Lenny Pidgin 2.6.4

Posted by Alessandro su 15 dicembre 2009


Terzo package .DEB di aggiornamento alla versione 2.6.4 di Pidgin ovvero un pacchetto software x la distribuzione Debian Lenny 5.x. Dato ke uso la versione Debian stabile (stable) nome in codice Lenny e + precisamente la versione 5.0.3, ke notoriamente è + adatta ad un uso server ke nn desktop, mi ritrovo cn molte applicazioni ke sn datate e nn allo stato dell’arte cm si suole dire. Una di questa è il programma di messaggistica istantanea Pidgin ke nella versione standard di Debian Lenny è fermo alla versione 2.4. Versione in cui è presente un bugs ke impedisce la comunicazione con i client Yahoo Messenger, guarda caso proprio quello ke uso e su cui ho registrato i miei contatti.
Orbene, mi sn scaricato i sorgenti dell’ultima versione di Pidgin ovvero la 2.6.4 e l’ho compilata e pacchettizzata infine installata in sostituzione della vecchia e devo dire ke funziona benissimo.
L’unica cosa ke nn va è l’audio/video ke in Debian Lenny nn è possibile attivare a causa di una libreria nn disponibile, pazienza. Il package è disponibile a tutti gli utilizzatori di Debian Lenny all’indirizzo http://www.laseroffice.it/Dpkg_Lenny dove scaricare il nuovo pacchetto pidgin_2.6.4-1_i386.deb e dove sxo col tempo di aggiungerne molti altri:
http://www.laseroffice.it/Dpkg_Lenny/pidgin_2.6.4-1_i386.deb

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